THE CREDO - The Credo E.P. (2007)
"Il gruppo nasce dalle ceneri de I THINK I LOST MY HEADACHE band che dal 2002 al 2005 ha portato nei locali il verbo dei Queens of the Stone Age".
Queste righe sono l'incipit della biografia dei The Credo, gruppo che risiede nelle vicinanze d'Iseo e propone dal 2005 pezzi propri, vicini, a volte troppo, al rock alternativo della band di Homme.
Ed è forse questo il maggior difetto di questo E.P. una poca personalità nella composizione dei pezzi, comunque buoni, ma molto simili a quelli delle regine.
Ma andiamo con ordine.
"Medley of thoughts" è un rock massiccio con un ritmo sincopato che si apre in un ritornello epico e che dimostra le ottime capacità vocali di Claudio, che nel falsetto ricorda il cantante di Palm Springs.
In "Monkey Ballade", l'intro è evidenziato da un basso che apre la strada alle chitarre e alla rullata della batteria. Qui il ritmo è più veloce, sicuramente un potenziale singolo, con un bel ritornello che resta in testa sin dal primo ascolto e con un assolo di chitarra ben studiato.
Cupa e malinconica è la terza traccia: pezzo, a mio parere, un po' monotono che non riesce ad esplodere nemmeno nell'inciso, a differenza della canzone precedente qui l'assolo risulta qualcosa di già sentito.
"Do Not" è il pezzo migliore del lotto con "A voice get out".
La chitarra acustica abbraccia una voce carica di pathos, un'elettrica tagliente esegue piccoli ed oscuri riff che sembrano usciti direttamente da Lullabies to Paralyze, album del 2005 dei Queens of the Stone Age. Anche il lavoro della sezione ritmica è degno di nota, anche se forse il basso è poco presente, ma questo l'ho avvertito in tutto l'ep. Il basso in molti punti non esce o comunque fa fatica ad uscire dall'impasto sonoro.
Con l'esplosiva e sghemba "A voice get out" si conclude questo breve lavoro. Da segnalare in questo pezzo: i cambi di tempo e il potente finale supportato finalmente da una batteria "pestata" come il genere richiede.
Sicuramente i The Credo sanno suonare, e questo è un dato di fatto; le canzoni in sede di live cambiano diventando nervose, sporche e più potenti. Nel disco questo aspetto manca un po', il tutto risulta troppo pulito. Attenzione i suoni sono ottimi, ma questa eccessiva cura, secondo me, toglie molto all'impatto che deve scaturire dal genere qui proposto.
Se i The Credo riusciranno a scrivere pezzi un po' meno "derivati" e trovaranno un giusto equilibrio in sala di registrazione, il panorama musicale bresciano avrà guadagnato un altro gran gruppo.
68/100
Pubblicato: Giovedì, 07 Gennaio 2010
Autore: gabriele berardi
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